Fiction di Giulio Mozzi
Fiction di Giulio Mozzi
FICTION
Fiction di Giulio Mozzi come Lovers di Isabella Santacroce come Standards di Vitaliano Trevisan come Puerto Plata Market di Aldo Nove… perché il plurilinguismo è tra gli elementi più ricorrenti dell’espressionismo realista che nulla si nega e usa e abusa ma che finisce ormai per non negarsi e usare e abusare che gli stessi elementi. (L’inglese in questo caso). Meglio allora aver intitolato Fiction “272” che è il numero di pagine che l’Einaudi nella persona di Mozzi ha voluto dedicare al tema fiction.
Fiction come finzione? O Fiction come soap-opera? O Fiction come fictional? O Fiction come reality-show?
A quale dizionario affidarsi? Al bilingue Italiano-Inglese, Inglese-Italiano? Oppure al dizionario Latino?
Oppure al libro stesso, data 2001, costo 14,46 euro?
Che libro è Fiction?
Un non-libro- fatto di non-racconti (sbobinature, lettere, note, novelle ultra-tradizionali dal sapore retrò) oppure l’unico libro di racconti ormai scrivibile? Un’opera di decomposizione, un romanzo scomposto, una fabula senza trama, un plot senza fabula?
Che libro è Fiction?
Ma soprattutto chi è Mozzi?
E’ Mozzi una sorta di catalizzatore di stili, più che un semplice scrittore, che scrive Fiction (questo titolo così scontato, dozzinale) come è stato scritto il Vangelo, un’opera di assemblage di stili diversi, sapere diversi, decomponendo, disponendo, e quindi componendo come suggeriva Roland Barthes nel suo Activitè Strutturaliste?
Eppure Mozzi appare come un prosatore tradizionale, un associato alla Narrativa Rassicurante con il suo periodare lungo, complesso (di 9 a volte di 12 righe), in uno stile teso verso un sorta di iperclassicismo.
Che cosa è Mozzi?
L’idea insomma su Fiction – ma perché non su Questo è il Giardino o La Felicità Terrena? – è questa: ha la forma di un libro, lo spessore di un libro, è scritto come un libro , ma non è un libro.
Lo è ma non lo è, lo è non essendolo.
…In Fiction a cosa serve la numerazione delle pagine – e a cosa in tutti i libri del Novecento? La numerazione progressiva delle pagine (1, 2, 3, 4…) a cosa serve in un libro di narrativa e quindi di fiction? Mi serve sapere che mi trovo a pagina 10 piuttosto che a pagina 14 quando tutto sommato a pagina 41 il personaggio della storia – che è ormai improprio chiamare personaggio – sarà sempre uguale a pagina 14?
E cosa dire della suddivisione in capitoli? Capitolo 1 rispetto a che cosa? Capitoletto 44 in ordine a quale esigenza? In ordine Cronologico o in ordine allo Sviluppo Psicologico o al Processo di Formazione del Personaggio? (Ma queste cose non ci sono più! Non si fanno più!) Un libro di Storia è chiaro perché sia suddiviso in capitoli e poi in paragrafi, così come un Manuale di Ortobotanica eccettera. Ma un libro di narrativa… perché queste divisioni?
Risposta: perché un libro di finzione finge anche di essere un Libro.
Mozzi scrive come uno scrittore ma non lo è…
Fa di tutto per sembrarti quello che non è…
Appare come uno scrittore che sa Scrivere Bene. E’ una specie di Fautore della Buona Scrittura, Ultimo Custode della Bella Scrittura, Ultimo Baluardo dell’Uso sostanzialmente Perfetto di tutti gli Strumenti Sintattici e Grammaticali della Lingua Italiana…
Ma Mozzi è Ambiguità, Mozzi fa una Cosa per esserne un’Altra, perciò bisogna fare attenzione…
…Caratteristica dell’artista è quella di esprimere…
Se leggo Nove o leggo Fenoglio o Wallace, Don DeLillo Pynchon, per non parlare di certo Bene so subito di trovarmi di fronte ad un tipo di scrittura espressiva che scardina tutte le categorie lessicali per esigenza espressiva, di comunicazione, per strategia comunicativa…
Ma di fronte ad uno scrittore come Mozzi…
Mozzi è una specie di scrittore mimetico. E’ un non-scrittore che finge di essere uno scrittore: e come per tutte le finzioni, finisce col sembrare uno scrittore più scrittore degli altri: ma non è così: è molto di più e molto di meno che questo: con Mozzi si entra nel confine dell’Arte pura.
Mozzi is Art, the istrument of Art or Art’s instrument: that’s just right and true.
Mozzi is made himself Art, ’cause he had forgotten Art.
He can do everything with his pen – or PC.
Per esempio può prendere un libro sul MacDonald (quello che regalavano in qualsiasi MacDonald fino a due anni fa, copertina rossa, pagine riciclate) e trasformarlo in un racconto – oppure prendere un racconto di Salgari e trasformarlo in un nuovo racconto…
Che cos’è la creatività se non ricomposizione?
Che la letteratura si faccia o non si faccia con la letteratura che importanza ha una volta capito questo?
In Fiction – ma è così in tutta la produzione mozziana – non ci sono veri e propri gesti creativi, ma gesti di trasformazione. E che a venire trasformato sia il libretto di Macdonald o i precetti in latino (di nuovo il plurilinguismo superato) (in Narratology) non ha così grande importanza: sempre di trasformazioni si tratta, sempre di ricomposizioni, di ricreazioni.
E’ un bel libro Fiction? E’ un buon libro?
Fiction è un libro diverso.
Spiazzante.
Al di là di ogni parametro.
Perturbante.
Un libro che scotta, un libro da non acquistare, da non leggere.
Meglio un libro di Margaret Mazzantini.
di recensioni | 24/01/2004